Oggi 21/05/2012 ore 13:15

Presentazione


Nel generale panorama della crescita della "domanda di storia" che ha caratterizzato gli ultimi decenni, quando più diffuso si è fatto il desiderio di consapevolezza nei confronti delle radici passate di individui, gruppi, collettività e più pressante la necessità di collocare in una prospettiva storica le tracce materiali e immateriali del passato, la storia delle comunità locali ha esteso la propria attrattiva dal mondo degli storici di professione e degli appassionati fino ad un pubblico molto vasto; da questo ha tratto una forte spinta il lavoro di ricerca sulle fonti conservate nelle singole realtà territoriali. Dopo un lungo oblio, succeduto alla grande stagione della storiografia positivistica ed erudita dei decenni fra l'Unità e gli anni del fascismo che produsse una gran messe di storie locali anche di ottimo livello, gli ultimi decenni del secolo XX hanno visto un forte riaccendersi degli interessi per la storia locale. A motivazioni di carattere più tradizionale (la passione per il passato della propria comunità, l'orgoglio localistico) si sono affiancate più sofisticate attenzioni da parte degli storici professionisti che, nella loro attività di ricerca, hanno valorizzato la dimensione della storia locale sia come ambito in cui sviluppare dei case studies riferiti a problemi di carattere più generale, sia come campo di elezione delle ricerche della cosiddetta "microstoria".

In alcune realtà regionali, come quella siciliana, questi orientamenti si sono confrontati con una situazione disastrosa della materia prima della ricerca storica e della conoscenza del passato: le fonti della storia locale hanno subito un così lungo periodo di abbandono che la loro conservazione è stata in alcuni casi compromessa per sempre. Interi archivi cittadini sono stati dispersi o distrutti dall'incuria, affidati com'erano alla responsabilità di un ceto di governo di recentissima ascesa sociale, e dunque privo di radici nel passato e indifferente a qualsiasi identità storicamente radicata. Ma, al di là dell'incuria, la peculiare tipologia delle fonti locali, fa sì che esse siano di per sé estremamente disperse e difficili da mettere a confronto o da esaminare in una prospettiva globale, per la quale costituiscono peraltro elemento di notevolissima importanza. I problemi - passati e presenti - della conservazione e dell'accesso ai depositi documentari delle città siciliane fanno sì che rimanga particolarmente difficile anche la semplice conoscenza della consistenza e della natura della documentazione conservata. Una documentazione che nonostante le ingiurie del tempo e degli uomini rimane cospicua, diversificata, di grande valore storico, come sa chiunque abbia esperienza di scavi archivistici di carattere locale, spesso fonte di notevoli sorprese documentarie.

Le tecniche digitali e telematiche consentono oggi di affrontare questi problemi in maniera innovativa ed efficace. E' possibile ipotizzare uno strumento unitario, di accesso agevole, finanziariamente poco pesante, sempre aggiornabile, che prosegua e integri il costoso lavoro di pubblicazione di inventari, regesti, repertori di fonti e bibliografia locale. L'Archivio Virtuale dei Comuni della Provincia di Catania (AVC) è uno strumento di questo tipo.

Esso è stato ideato, progettato e realizzato per la Provincia Regionale di Catania da un comitato scientifico dell'IMES (Istituto Meridionale di Storia e Scienze Sociali) con lo scopo di offrire ad un'utenza diversificata come quella dei cultori di storia locale e degli storici professionisti un quadro unitario del patrimonio documentario dei comuni del catanese; per costituire insomma, il punto di partenza di attività di ricerca e di valorizzazione del patrimonio documentario delle comunità locali. I vantaggi dell'iniziativa sono evidenti: con un impegno incommensurabilmente meno gravoso di quello richiesto dalla pubblicazione a stampa di singoli inventari e cataloghi si dispone di un repertorio, costantemente aggiornabile, che centralizza indicazioni esaustive su fonti costituzionalmente disperse sul territorio di un'intera provincia e che può rappresentare un modello per analoghe iniziative a diversi livelli di aggregazione territoriale, Ma l'AVC è anche qualcosa di più di una semplice raccolta di inventari degli archivi locali: partendo dalla convinzione che la storia delle singole comunità - soprattutto in un contesto come quello siciliano, caratterizzato per secoli dall'esistenza di un quadro istituzionale unitario a livello isolano - non si esaurisca nei confini locali, ma sia profondamente intrecciata, influenzata, plasmata e a sua volta influenzi, plasmi, si intrecci, con le dinamiche della politica e dell'economia di un più vasto orizzonte comunitario (il regno, in questo caso), si è scelto di affiancare alla rilevazione e alla presentazione delle fonti di carattere locale anche quella del materiale documentario prodotto dalle istituzioni del governo centrale dell'isola in relazione alle comunità stesse. Si tratta di documentazione che offre un altro punto di vista sulla storia di queste comunità, che rileva informazioni di altro genere rispetto a quelle offerte dalle fonti prodotte dalle magistrature locali, che riporta l'eco delle relazioni esistenti fra la porzione della società locale coinvolta con la gestione del potere politico e il centro istituzionale di questo.

L'AVC ambisce dunque a fornire un panorama completo delle fonti e della bibliografia sulla storia dei comuni della provincia; se tale completezza è sempre difficile da raggiungere, l'aggiornabilità che caratterizza il mezzo digitale e telematico rende possibile in ogni momento l'integrazione e l'aggiornamento dei dati; ciò può peraltro funzionare da stimolo per la migliore conservazione e valorizzazione delle risorse documentarie locali.

L'AVC è strutturato secondo uno schema facilmente accessibile: per ciascun comune sono riportati una scheda che riassume le vicende del centro urbano; un'indispensabile descrizione delle istituzioni di conservazione del patrimonio documentario (archivi comunali, ecclesiastici, biblioteche); una guida al materiale in esse conservato, necessaria a comprenderne la natura attraverso la ricostruzione del funzionamento delle istituzioni che lo hanno prodotto; un elenco, a vari livelli di analiticità, della documentazione conservata negli archivi locali; un analogo elenco della documentazione conservata negli archivi degli ambiti istituzionali cui il comune è appartenuto nel tempo; una bibliografia della tradizione storiografica sul comune stesso.

Le schede sono integrate dalla descrizione del patrimonio librario - spesso cospicuo - conservato nelle biblioteche comunali, pure presentate nelle loro vicende; un complesso di informazioni aggiuntive che, ad esempio, può essere la base della ricostruzione della storia culturale del comune. La denominazione attribuita all'iniziativa è molto ambiziosa: il termine archivio fa pensare a una raccolta di documentazione; l'AVCPC si presenta oggi come una sorta di sala degli inventari di un archivio tradizionale; ciò non toglie che in un futuro non lontano si possano costruire anche i depositi, immettendo nel sito sia riproduzioni che trascrizioni di documenti, realizzando in tal modo un'esperienza unica di conservazione e utilizzazione della memoria storica delle comunità locali.

Presentazione del Presidente

Il progetto di un archivio storico virtuale che mettesse in rete le fonti per la storia dei comuni della provincia di Catania è nato da una esigenza degli studiosi di poter contare su un quadro complessivo del materiale archivistico presente sul territorio regionale utile per la storia dei comuni, ma si rivolge ad un pubblico più vasto della sfera degli specialisti, nel tentativo di realizzare un'operazione che è insieme di analisi e conservazione del patrimonio archivistico e bibliografico e di valorizzazione di un bene comune e destinato ad una fruizione aperta anche al pubblico variegato degli studenti, degli appassionati di storia locale o del semplice visitatore occasionale.

Non secondaria è una finalità didattica che vuole guidare nel mondo della ricerca delle fonti per la storia attraverso un percorso che va da un´ area geografica, definita territorialmente e storicamente, al comune e da questo agli istituti di conservazione dei documenti. La Provincia regionale di Catania avviando questa iniziativa ha voluto proporsi come sostenitrice della promozione e della valorizzazione di beni archivistici e librari e ha tenuto a dare un contributo significativo al mondo della ricerca.

In una situazione generale che vede solo il 20% degli archivi comunali ordinato ed inventariato, dei quali soltanto 3 offrono in inventario a stampa e solo quello del capoluogo di provincia offre un servizio di consultazione accettabile per i visitatori, mentre gli altri non possiedono neanche i requisiti minimi (cioè neppure una sala di consultazione adeguata) per il servizio che dovrebbero espletare, offrire la possibilità di accedere agli strumenti di ricerca riteniamo che sia un servizio sociale, oltre che scientifico, di non secondaria importanza. La diffusione delle informazioni attraverso uno strumento potente quale può essere la rete telematica, in una forma che tende a valorizzare il patrimonio archivistico, pur senza stendere veli sulle sue condizioni, anche attraverso le immagini dei documenti più significativi e piú ´preziosi´ può avere un ruolo nella sensibilizzazione suscitando almeno la curiosità e, forse, un sano senso di orgoglio per l´ appartenenza ad una comunità.

In questa direzione va anche la rilevazione dei fondi librari antichi presenti nelle biblioteche locali che costituisce una parte consistente dedicata alle risorse bibliografiche. Molte biblioteche locali sorsero al fine di conservare il patrimonio librario rilevato dai conventi delle corporazioni religiose soppresse nella seconda metà dell´ 800, altre di più recente istituzione, hanno rilevato fondi di famiglie o di ex conventi, recuperando e conservando,così silenziosamente, una tradizione culturale che può costituire in sè stessa oggetto di studio. Il patrimonio librario antico delle biblioteche locali, escluse le grandi biblioteche del capoluogo di provincia, conta 75 incunabuli, circa 1400 cinquecentine e circa 74.000 volumi editi tra XVII e XIX secolo.

Il linguaggio dei dati, dominante nella maggior parte delle pagine web, vuole realizzare il fine dichiarato della diffusione delle informazioni e anche quello forse meno esplicito ma altrettanto importante di una prima forma di tutela del patrimonio archivistico e librario attraverso la quantificazione, così come l´uso ´estetico´ delle immagini vuole essere un invito per chi è rimasto finora estraneo al mondo degli archivi e delle biblioteche.

(1)La realizzazione del progetto è stata resa possibile anche dalla collaborazione di una fitta rete di istituzioni, dalle amministrazioni comunali che hanno permesso e favorito la rilevazione, alla Sovrintendenza archivistica della Sicilia in particolare la sovrintendente dott.ssa Grazia Fallico e la dott.ssa Vincenza Mazzola, a tutto il personale dell´ Archivio di Stato di Catania che ha reso agile l´ accesso ai fondi ivi conservati e particolarmente la direttrice dott.ssa Cristina Grasso generosa di indicazioni e suggerimenti. I ringraziamenti a quanti hanno collaborato non sono in questo caso solo un dovere ma il riconoscimento sincero di uno sforzo comune.




NELLO MUSUMECI

Presidente della Provincia Regionale di Catania